L’angelo del tempo

pacer-i

Qualche tempo fa ho avuto l’occasione di disputare la “Corripavia”, una mezza maratona, che mi ha visto in una veste insolita: quella di “Angelo del tempo”.

Che sarebbe? Come mi ha chiesto qualcuno.

In maniera più formale vengono chiamati PACER quegli atleti che si impegnano affinché altri runner possano terminare la loro gara in un tempo prestabilito. Ma angelo del tempo è una definizione che mi appartiene molto di più, considerando che tipo di pacer sono stata in quella competizione.

Perché ci sono pacer e pacer?

Tecnicamente no ognuno di noi ha il compito di portare al traguardo le persone che gli si affidano, in una frazione cronometrica stabilita. In modo più romantico direi di si.

Ci sono i pacer per gli atleti già strutturati, cioè con una buona esperienza alle spalle, un certo numero di gare corse, estremamente motivati e con la voglia di migliorare il proprio personale. Sono runner che hanno bisogno di atleti altrettanto forti e veloci che siano in grado di guidarli fino al traguardo, dando un ritmo preciso, con pochi fronzoli.

Poi ci sono i pacer per quegli atleti che hanno iniziato a correre da poco o addirittura che sono alla loro prima esperienza in quel tipo di competizione, il cui obiettivo principale è arrivare al traguardo, perché già questo sarebbe un risultato fantastico.

Sono persone che cercano l’aiuto dei pacer in modo più ampio, non hanno bisogno solo di qualcuno che tenga il ritmo per loro, ma anche che sia pronto ad incoraggiarli nei momenti di difficoltà, che gli dia le dritte giuste in alcuni passaggi più impegnativi, che li faccia distrarre perché non sentano la fatica, che li aiuti nei ristori e negli spugnaggi. Per alcune ore, questi runner si prendono cura di loro in toto; ecco perché preferisco definirli angeli del tempo piuttosto che pacer.

In quell’occasione ho vissuto la mia prima esperienza da “angelo”. Ho chiesto espressamente un tempo alto, mi hanno dato il più alto di tutti, 2h, 10’, che corrisponde praticamente ad un passo di 6,11 min/km. Io e il mio socio prima della partenza ci siamo chiesti quanti si sarebbero uniti a noi; siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal numero:  circa 15. Finalmente la partenza che è uno dei passaggi più difficili, devi riuscire a tenere il gruppo unito, ricordandoti chi sono i “tuoi” ragazzi, mentre gli altri corridori ti superano a destra e a sinistra; devi tenere un passo leggermente più alto rispetto a quello medio per recuperare lo svantaggio iniziale, dovuto al fatto che il tempo di riferimento è quello che si ha al momento dello sparo e non quello effettivo di quando si passa sul tappetino di rilevamento dei tempi. Più parti con un tempo alto, più sei lontano dallo start e più tempo devi recuperare.

I primi km sono i più facili, si è tutti belli freschi, le gambe girano senza problemi, le chiacchiere si sprecano. Così ne approfitti e ti fai raccontare un po’ della loro storia da runner, quello che hanno già vissuto e quello che si aspettano da questa corsa in particolare; dalle loro parole cerchi di capire se e quando andranno in difficoltà e come potrai aiutarli. In questi momenti c’è reciprocità, si parla un po’ con tutti, si ride e si scherza.

Ai ristori li aiuti a prendere l’acqua o i sali minerali in modo che non si debbano fermare, così da non costringerli ad altri strappi per recuperare il tempo perso, li consigli su come ristorarsi, inciti quelli che si attardano più del dovuto, ricompatti il gruppo e riparti.

Dal decimo km, purtroppo, qualcuno comincia a rimanere indietro, provi a stimolarlo perché non si arrenda, ma il tuo compito principale è mantenere quel determinato ritmo, non puoi rallentare, quindi a malincuore saluti ripromettendogli che sarai al traguardo ad aspettarli.

Dal diciassettesimo km il gruppo improvvisamente si zittisce, si cominciano a vedere le facce sofferenti, i piedi che si sollevano dalla strada con sempre maggior fatica. A questo punto devi tirare fuori il meglio di te stesso, tutta la tua parte istrionica, d’ora in avanti la comunicazione è unidirezionale: tu parli, ridi, scherzi, urli, inciti, sproni, fai tutto quello che è nelle tue possibilità per riuscire a convincerli a non mollare, che possono farcela, che sono dei grandi (e lo sono veramente!), ma da loro difficilmente arriverà qualche parola se non “non ce la faccio più”, “quanto manca?”. E in questi casi devi riuscire a capire chi ancora è in grado di arrivare con te al traguardo e ha solo bisogno di qualche incitamento in più e invece chi veramente ha dato tutto quello che poteva e ha realmente bisogno di rallentare per poter finire la corsa.

L’ultimo km ha visto il gruppo sfilacciarsi, chi aveva ancora un po’ di energie ha allungato un pochettino, quelli affaticati hanno rallentato quasi pronti a camminare. E in questo ultimo tratto di strada ho pensato che forse il mio lavoro di pacer non era stato così male; infatti mentre il mio socio cercava di portare al traguardo una ragazza  distrutta dalla fatica io sono tornata indietro ad incitare il runner che non riusciva più a correre e mentre ero con lui quelli un po’ più avanti si sono girati chiamandomi: “dove sei? Vieni con noi”. Nonostante avessero ancora abbastanza forze volevano la loro pacer vicina per avere quella sicurezza che, probabilmente, ero riuscita a trasmettergli lungo tutto il percorso. E così per un chilometro ha fatto l’elastico: correvo un po’ indietro, un po’ avanti, in continuazione, cercando di non far sentire nessuno solo.

E a pochi metri dal traguardo l’ultimo grido: “Su le braccia! Siate orgogliosi di voi stessi! Siete stati dei grandi!”

È stata un’emozione incredibile vederli sfilare tutti quanti (alla fine erano 9) sotto il traguardo, braccia alzate e sorrisi sulle labbra. E poi gli abbracci, i baci, i ringraziamenti e perché no anche i complimenti. Mi sono sentita fiera di loro e di me stessa, abbiamo compiuto una gran bella impresa, dobbiamo esserne orgogliosi.

Così quando mi hanno chiesto “vuoi fare ancora la pacer?” ho risposto senza esitazioni: “io voglio fare ancora l’angelo del tempo”.

 

pacer-ii

 

 

La mia maglia da angelo del tempo … personalizzata …                                                               Oggi più importante di qualsiasi medaglia …

 

 

 

 

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